Cava de’ Tirreni, a colloquio con Francesco Accarino: “Programmi semplici e mirati, considerando le tante difficoltà attuali, quelle accumulate in questi anni e la mancanza di effettive risorse”
Per darsi un programma e obiettivi quinquennali bisogna prima ascoltare, e, secondo le regole della democrazia, stabilire le priorità che interessano alla comunità. È indubbio che oggi siano primari la conservazione del lavoro, le possibilità occupazionali, lo sviluppo locale delle imprese. Ma non si possono ignorare i terranei sfitti delle attività commerciali nel centro cittadino, l’instabilità e lo scoramento dei giovani, dei ceti produttivi e dei professionisti. Non può tacersi l’indispensabile necessità di un’innovazione

Il viaggio di Ulisse online continua oggi con una personalità cittadina che è di sicuro una punta di diamante della società civile metelliana. Stiamo parlando di Francesco Accarino, membro di una delle più antiche famiglie cavesi, da cinquant’anni avvocato, cassazionista e titolare di uno degli studi legali tra i più importanti nell’ambito regionale.
Il curriculum dell’avvocato Accarino è di primissimo ordine: Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Vice presidente del Comitato Regionale di Controllo della Regione Campania sugli atti delle Province, Commissario per l’esame di abilitazione alla professione forense presso la Corte Appello di Salerno, Componente del Comitato scientifico della Camera Amministrativa Salernitana, Vice Presidente ACI Salerno, Professore a contratto Università degli studi di Salerno Giurisdizione Corte dei Conti, Coautore della raccolta Leggi Regionali della Campania, da ultimo, per Giappichelli, 2025, Codice sistematico del Processo amministrativo.
Nei ritagli di tempo, per così dire, è stato Presidente del Comitato provinciale della Federazione italiana tennis, Stella di bronzo al merito sportivo Coni Nazionale, Stella d’oro al merito sportivo della Dirigenza Coni Salerno, Presidente Associazione Ex Allievi Liceo M. Galdi, Presidente del Social Tennis Club Cava, Socio fondatore del Lions Club Cava de’ Tirreni Vietri, Governatore Distretto 108 Ya Basilicata Calabria Campania (2021-2022). Attualmente è formatore internazionale per Lion International.
“Il buon governo è correttezza amministrativa e finanziaria, è capacità di individuare le migliori scelte per la comunità amministrata”
Non manca molto alla fine di questa consiliatura e quindi alle prossime elezioni per il rinnovo degli organi di governo municipale. Tenendo presente lo stato dell’arte della città e quello non particolarmente in buona salute del nostro Ente Comune, quali sono, come cittadino metelliano, le sue sensazioni al riguardo di questo prossimo appuntamento elettorale?
La sensazione è che è aumentata la confusione per gli ultimi avvenimenti sia a livello locale che a livello nazionale e internazionale.
L’incertezza è la regola quotidiana di vita. Resta soltanto la voce del Papa a parlare di una speranza, che risulta sempre più difficile coltivare.
“Il vero problema è quello della formazione delle liste elettorali”
C’è qualche indicazione che, da semplice elettore, vorrebbe dare ai partiti e, in generale, a quanti si accingono a prendere parte al prossimo agone elettorale locale?
Da semplice elettore suggerirei a quelli che si preparano alle elezioni di fare un esame della situazione attuale e di redigere programmi semplici e mirati, considerando le tante difficoltà attuali, quelle accumulate in questi anni e la mancanza di effettive risorse e di sinergie propositive
Il vero problema, però, è quello della formazione delle liste elettorali, non è agevole, perché i candidati, talvolta, sono rappresentanti transitori di partiti ed hanno un loro personale bacino di voti, che tendono a conservare con comportamenti non sempre coerenti nell’arco delle singole consigliature. Tanti iniziano con una casacca e terminano con un’altra. Quindi il Sindaco eletto deve prevedere di fare il conto anche con loro nell’arco del mandato.
Si parla spesso di buon governo, ma secondo lei quali sono i requisiti che lo caratterizzano o, meglio, che lo potrebbero e dovrebbero caratterizzare?
Diceva un maestro di diritto pubblico che il buon governo, oggi, in mancanza di orientamenti ideologici forti, è seguire le regole della scienza. Ma siamo in una fase in cui tutto è in discussione e opinabile. Basti pensare soltanto ai discorsi sulle fonti energetiche e sull’inquinamento da veicoli per rendersi conto che gli approfondimenti e le analisi possono far rimeditare qualsiasi decisione anche economica o strategica.
Il buon governo è correttezza amministrativa e finanziaria, è capacità di individuare le migliori scelte per la comunità amministrata. E tutto questo diventa veramente difficile nel momento in cui le risorse finanziarie sono poche e gli enti locali si sostengono sulla loro imposizione tributaria, non potendo godere della finanza di trasferimento.
Poi, bisognerà vedere cosa ci porterà la finanza differenziata; dovremo anche considerare che nel prossimo mandato consiliare verranno meno i finanziamenti del piano nazionale di ripresa e resilienza, con assenza di opportunità di giganteschi finanziamenti, che, talvolta, sono state utilizzate per opere di dubbia necessità e efficacia.
“Dopo qualche tempo chi è seduto sulla poltrona di Sindaco o di assessore presta attenzione alla voce del Palazzo più che a quella della piazza”
Le idee, e quindi anche la politica, come suggeriva J.F. Kennedy, camminano sulle gambe degli uomini. Ecco, secondo lei quali dovrebbero essere i requisiti ideali per essere candidato a sindaco? E quale potrebbe essere l’iter migliore per arrivare alla scelta di un candidato sindaco?
I requisiti ideali per essere candidato a Sindaco vengono snocciolati come un Mantra. La nostra storia cittadina, anche recente, rivela che persone di sicuro spessore, sindaci di assolute qualità culturali, morali e relazionali, più volte non hanno concluso il mandato. E quando l’hanno concluso non hanno ricevuto riscontro positivo dall’elettorato. L’elettore, a sua volta, spesso rimane affascinato dalle suggestioni e non considera che l’amministrazione locale è condizionato non solo dalle risorse economiche, non solo dalle procedure, ma anche dagli apparati interni ed esterni, apparati che, quando non ostacolano, condizionano e rallentano l’azione e l’efficacia.
È il caso di aggiungere anche un’altra considerazione: dopo qualche tempo chi è seduto sulla poltrona di Sindaco o di assessore presta attenzione alla voce del Palazzo più che a quella della piazza. E spesso non si interpreta il desiderio della città, ma si rimane irretiti dalle logiche interne alla politica e agli uffici: e queste logiche sono incomprensibili all’esterno.
“Il sistema di voto uninominale per il consigliere comunale ha determinato un impoverimento dei consigli comunali”
E per i candidati a consigliere comunale?
Il sistema di voto uninominale per il consigliere comunale ha determinato un impoverimento dei consigli comunali, impedendo all’elettore di aggiungere ad un voto di scelta (persona adatta) un voto di opinione da assegnare ad una persona di rilievo (un pensatore). Dal 1993 è scomparso il Consigliere “cerebrale“, cioè quello che riceveva il voto di consenso personale per l’equilibrio e l’autorevolezza. Il voto secco avvantaggia chi più si promuove, chi consegue maggiore visibilità. Peraltro il voto secco consente la “conta” nei seggi elettorali, dove il voto è radiografato. Conseguentemente i consigli sono stati un po’ depauperati di consiglieri autorevoli.
I consiglieri, poi, sovente, assumono posizioni personali ed è difficile capire quanto antepongano ragioni individuali o di piccoli gruppi a quelle generali.
La legge e lo statuto consentono al Consiglio, una volta l’anno, la verifica dell’attuazione del programma da parte del sindaco e dei singoli assessori. Non so quante volte l’analisi produca risultati per verificare cosa era stato promesso e cosa è stato fatto. Anche le opposizioni possono “costringere” la maggioranza su percorsi virtuosi, attraverso le integrazioni, gli adeguamenti, le modifiche, gli appositi emendamenti che lo Statuto consente.
“Cava paga lo scotto di un’inadeguata rappresentatività nelle articolazioni politiche provinciali e regionali”
Veniamo ai contenuti. Nel prossimo programma politico-amministrativo quali punti, diciamo almeno cinque, ritiene dovrebbero essere inseriti come indispensabili e prioritari
Cinque punti programmatici, potrebbero essere molti o pochi. Non mi avventuro in prospettive che devono derivare da una disamina attenta alle risorse, ai bisogni e allo Stato della macchina comunale. Per darsi un programma e obiettivi quinquennali bisogna prima ascoltare, e, secondo le regole della democrazia, stabilire le priorità che interessano alla comunità. È indubbio che oggi siano primari la conservazione del lavoro, le possibilità occupazionali, lo sviluppo locale delle imprese. Ma non si possono ignorare i terranei sfitti delle attività commerciali nel centro cittadino, l’instabilità e lo scoramento dei giovani, dei ceti produttivi e dei professionisti. Non può tacersi l’indispensabile necessità di un’innovazione. E c’è un problema che ci attanaglia da oltre quarant’anni: i pesanti vincoli sull’attività edilizia con l’evidente contrasto fra la liberalizzazione della legislazione edilizia nazionale e regionale e l’inapplicabilità della stessa nel nostro comune. L’attività degli organi preposti alla tutela dei vincoli impedisce molti interventi. E forse paghiamo lo scotto di un’inadeguata rappresentatività nelle articolazioni politiche provinciali e regionali, nelle quali, ad ogni elezione, tanti candidati si elidono fra di loro, fungendo da ruota di scorta a candidati di altri comuni vicini, i quali vengono eletti con costanza.
“L’apparato, politico e amministrativo, dialoga solo con chi ha un ruolo istituzionale“
In un simile contesto, lei ritiene che la società civile cavese, di cui lei stesso è espressione, stia assolvendo (se sì, come e in che misura) al suo dovere civico di contribuire alla crescita politica e civile della città?
La società civile cavese è stata abituata, per oltre cinquant’anni, a dare delega a coloro che avendo abitudine, passione politica, conoscenze, cultura, professionalità si sono assunti il compito di guidare la città con un consenso diffuso. Penso a Abbro, Panza, Romano, Perdicaro, Apicella ecc. Non si può dire che la società civile a Cava, dopo il 1995, non abbia tentato di svolgere un ruolo di guida cittadina. Ma chiedo, in tempi recenti, quali successi hanno arriso a persone di indubbia capacità professionalità, cultura e onestà quali Alfredo Messina, Luigi Gravagnuolo, Marco Galdi? Hanno collezionato, nel tempo, rinvii a giudizio davanti ai Tribunali penali, alla Corte dei Conti e di fronte all’opinione pubblica. Alla fine, dopo anni e anni, sono risultati, sostanzialmente, immuni dalle nefandezze che venivano loro attribuite. A fronte di questo calvario è lecito chiedere un sacrificio? È lecito chiedere un impegno diretto?
D’altra parte l’esperienza ci dice anche che i suggerimenti esterni, anche competenti, non sono benaccetti e non vengono accolti con entusiasmo, perché vige una sorta di “non parlate al conducente“, sia esso politico o dipendente. In sostanza l’apparato, politico e amministrativo, dialoga solo con chi ha un ruolo istituzionale.
E le esperienze assessorili di cittadini esterni ai partiti non testimoniano un particolare entusiasmo per l’attività svolta da chi ha risposto con spirito di civico servizio.
“Bisogna volare un po’ più alto, utilizzare i prestigiosi rapporti dei tanti nostri concittadini per caratterizzare questo comune, che ha tante peculiarità e potenzialità”
In questi ultimi anni spesso si è parlato di civismo come risposta ai limiti dei partiti e alle difficoltà nel governo della città. Qual è la sua opinione al riguardo, soprattutto tenendo ben presente l’attuale realtà politica cittadina nel suo insieme?
Nelle conversazioni svolte in cinquant’anni, spesso mi sono rammaricato della mancanza di un palazzetto dello sport, di un teatro comunale (o di un teatro tenda) e di iniziative annuali ricorrenti di prestigio: insomma un appuntamento fisso, tipo Forum Ambrosetti o altro. Ecco, secondo me, bisogna volare un po’ più alto, utilizzare i prestigiosi rapporti dei tanti nostri concittadini per caratterizzare questo comune, che ha tante peculiarità e potenzialità. Ma l’organizzazione di eventi richiede studi e competenze di professionisti del settore, altrimenti si scade nell’occasionalità.
In questa ottica il civismo, le associazioni, adeguatamente coordinate, potrebbero aiutare e dare una mano ad avviare percorsi più significativi. Sarebbe utile evitare la dispersione delle iniziative, che, comprensibilmente, trovano ragione nelle singole esigenze di visibilità.
Un dato, spesso sfugge quando parliamo della nostra città; e i Sindaci che si sono avvicendati lo sanno bene. I Cavesi sono rispettosi dell’autorità ed in particolare dell’autorità comunale. Da quando Cava diventò Città Regia, i cittadini Cavesi hanno avuto fiducia nelle loro istituzioni e continuano ad averne, perché posseggono una forte identità civica. E quando sono chiamati a svolgere un’azione per la loro città, si prodigano con completa dedizione, a prescindere dalla condivisione dell’azione suggerita. Il porticato, in senso identitario, è un patrimonio profondamente insito nel DNA dei cavesi; la piazza è attenta e potrebbe ricevere maggiore ascolto e dare una mano, all’occorrenza.
Una domanda finale che è quasi un gioco. A suo avviso, qual è il possibile slogan per la prossima campagna elettorale nel quale i cavesi potrebbero meglio riconoscersi?
Qualche slogan, in passato, è stato efficace. Ora, ogni lista elettorale ne conia uno suo: questo rende praticamente equivalenti tutti gli slogan e si confondono.
Un suggerimento proviene dalla formazione alla leadership: uno slogan buono indica azioni concrete che traducono la visione nella pratica. (foto Gabriele Durante)