scritto da Eugenio Ciancimino - 23 Marzo 2025 09:26

Manifesto di Ventotene, “beata” Giorgia in terra caecorum

Si tratta di un documento storico privo di alcun aggancio coerente con l’attualità politica e culturale, al di là della valenza nostalgica e mitica che gli si attribuisce. Evidenziarlo non è un’offesa alla memoria dei tre autori, la cui resistenza alla dittatura fascista merita rispetto

La mobilitazione delle piazze, come mezzo di lotta politica, è stata una specificità della sinistra. Praticata dal PCI è stata ereditata dal PD e da altre sigle di ispirazione di sinistra o genericamente autodefinitesi progressiste.

Nella prima Repubblica sono stati di richiamo temi sociali e di impatto emotivo come la pace ed il disarmo delle basi militari Nato e dei missili installati a Comiso, giusto nel periodo di massima tensione della cosiddetta guerra fredda con il Patto di Varsavia dominato dall’URSS, mentre le cui navi incrociavano le acque del Mediterraneo.

Nella seconda esperienza repubblicana fanno notizia la piazza “arancione” del “popolo viola” (2011) organizzata da Cristina Comencini e quelle per rianimare il popolo di sinistra promosse da Nanni Moretti (2001) e da Michele Serra (2025), entrambe conclusesi con la medesima frase di augurio: “non perdiamoci di vista”. Come dire che dovremmo continuare a manifestare per scelte comuni e non per fare “ammuina”.

Quest’ultima esibita a Roma, in Piazza del Popolo, recante il marchio del quotidiano “la Repubblica” si è caratterizzata anche nell’Aula della Camera dei deputati, con l’agitazione del Manifesto di Ventotene indicato come modello ideale di Unione Europea in contrapposizione a quello attuale ed all’idea di difesa ed al concetto di salvaguardia dell’identità nazionale (e non nazionalista) contenuti nel disegno politico e nel programma elettorale di  Fratelli d’Italia, il partito della Premier Giorgia Meloni.

Concepito nel 1941 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, antifascisti confinati nell’isola pontina, in esso fu delineata una proposta di “dittatura del partito rivoluzionario” (parole testuali) al fine di istituire una sorta di super Stato guidato da una élite di illuminati perché “il popolo è immaturo”. Il che voleva dire niente elezioni e pluralismi di voci, prefigurando anche un assetto sociale di tipo comunista attraverso espropri e limitazioni della proprietà privata. Se ne attingeva la visione nella “coscienza di rappresentare le esigenze della Società moderna”: contestualizzata nel momento storico e culturale non poteva non avere, da un lato, riflessi anticapitalisti, e, dall’altro, connotati rivoluzionari, giacobini rispetto al regime fascista di cui i tre autori del Manifesto erano vittime.

La lettura critica del suo contenuto con gli occhi odierni non ha nulla a che fare con la disputa fascismo/antifascismo di ritorno. Perciò, non si capisce la bagarre inscenata alla Camera dei Deputati da parte degli schieramenti di opposizione di sinistra contro le citazioni testuali rese dalla Premier Giorgia Meloni.

Si tratta di un documento storico privo di alcun aggancio coerente con l’attualità politica e culturale, al di là della valenza nostalgica e mitica che gli si attribuisce. Evidenziarlo non è un’offesa alla memoria dei tre autori, la cui resistenza alla dittatura fascista merita rispetto e difesa da strumentalizzazioni, e neanche può essere classificata come lesa maestà all’antifascismo di professione ricorrente nel dibattito politico italico. Piuttosto, è necessario rimuovere ipocrisie da narrazioni storiografiche ad opera di influenzer, giornalisti o politici.

Sul punto Massimo Cacciari ha commentato su “Affari Italiani”: “questi hanno portato il cervello all’ammasso”, “siamo alle comiche”, “quando mai la sinistra sia stata radicalmente federalista come è scritto nel Manifesto?”… “Questi della sinistra di oggi che protestano andassero a fare un corso di storia politica e culturale”.  “La Meloni è coerente con la sua storia”.

Un riconoscimento che potrebbe vuol dire: beata in terra caecorum.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.