L’addio all’avvocato Gaetano Panza nel ricordo di Bruno Gravagnuolo: «Ciao Pancho, sei e resterai indimenticabile»
Era un notabile libertario, un principe del disincanto, una fonte storiografica mediana tra borghesia cittadina e popolo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
Se ne è’ andato Gaetano Panza, detto Ninuccio, grande e sottile avvocato, socialista e protagonista di battaglie storiche del socialismo cavese.
Anti conformista, sanguigno, ironico, era la memoria di tutti noi cavesi, noti e men noti, anche più giovani come me. Grandi polemiche grandi risate, battute fulminanti, acume professionale. Era uno storico politico della nostra amata e unica – unica! – grande piccola città.
Parlare con lui ti faceva capire tante cose del nostro borgo attraverso le avventure delle generazioni, del popolo minuto e del ceto politico. Fu anche vicesindaco, ma un appassionato senso della libertà individuale liberale in tal senso non ne fece un politico di professione ma un battitore libero.
Custode della nostra storia, della nostra memoria, ma non un retore. Piuttosto uno spirito trasgressivo e imprevedibile. Esperto di diritto del lavoro, immancabili erano le discussioni con lui, socialista di sinistra. Ma curioso della vita altrui e deposito di tante storie e volti e destini. Che raccontava affabulando con disincanto e rispetto.
Alla domenica con Ninuccio era bello farsi raccontare di tutti e di tutto. E per me era come sfogliare l’album di famiglia. Imparentato con me, sapeva cose impensate e particolari ignoti.
Credo mi volesse bene e mi cercava sempre per commentare ciò che scriveva e che leggeva puntualmente. Resta una fonte storiografica importante per il dopoguerra politico. In fondo, un principe liberartario, notabile di saggezza senza titoli e privilegi. Di famiglia umile ma gran signore.
Una specie di Virgilio che sapeva tutto e ci conduceva dai palazzi aviti della nostra nascita alla piazza e alle viuzze e contrade.
Immancabile la domanda rivoltami: “Gravagnosky allora stu Renzi è stato peggio e Craxi e non vale la metà di lui, e sta Schlein che dice? Insomma diventate socialisti o no?”.
Certo Ninuccio lo diventiamo lo diventiamo. Era un notabile libertario, un principe del disincanto, una fonte storiografica mediana tra borghesia cittadina e popolo. Ci ha fatto capire tante cose della politica nazionale con racconti esilaranti e acuti, dal dopoguerra infuocato a Cava per repubblica o monarchia, di cui fu protagonista in piazza e a palazzo di città, all’oggi.
Memoria collettiva vivente e amico cavese nel mondo nel cuore di Cava. Ciao Pancho, sei e resterai indimenticabile. Eri il riassunto della nostra cavesità. Indelebile il tuo spiritaccio trasgressivo e me ne hai trasfuso tanto.
Un abbraccio alla tua bellissima moglie e ai tuoi figli.
Bruno Gravagnuolo