Ventotene e le provocazioni della Meloni
Quello di Ventotene resta uno dei documenti fondativi dell'attuale Unione europea. Questo non toglie che alcuni passaggi non sono condivisibili, ma vanno contestualizzati. Sono figli del momento storico, peraltro terribile e buio. E delle condizioni in cui venne scritto da politici e intellettuali privati della libertà dalla dittatura fascista

Ieri alla Camera è scoppiato il putiferio per le dichiarazioni della premier Meloni circa il Manifesto di Ventotene. Inutile stare a girarci intorno. Quello di Ventotene resta uno dei documenti fondativi dell’attuale Unione europea. Questo non toglie che alcuni passaggi non sono condivisibili, ma vanno contestualizzati. Sono figli del momento storico, peraltro terribile e buio. Scritto da politici e intellettuali privati della libertà dalla dittatura fascista. Visionari? Certo, eroicamente visionari. Detto questo, appare evidente che la Meloni ha volutamente provocato l’opposizione. Il suo intento è stato quello di radicalizzare lo scontro politico sui temi del riarmo, dell’Unione europea, dei rapporti internazionali, in particolare con Trump. Quei passaggi “incriminati” del Manifesto di Ventotene sono stato il modo da una parte per rimarcare una differenza di vedute e di prospettive tra la sua maggioranza e le opposizioni, dall’altra per ricompattare la propria maggioranza dopo le fughe in avanti dei leghisti di Salvini. Le opposizioni, comprensibilmente, sono cadute nella trappola e si sono stracciate le vesti. La Meloni, da parte sua, ha incassato il sostegno della sua maggioranza, nessuno escluso. In conclusione, una tempesta in un bicchiere d’acqua.