Meloni, Tajani, Salvini e il partito quaquaraquà
La maggioranza non può andare avanti così. Non ci sono alternative: o Salvini rientra nei ranghi, diversamente è meglio che la Lega lasci il governo. Succeda quel che succeda

E’ indubbio che il leader della Lega Matteo Salvini sta tirando troppo la corda. Non perde occasione per fare il controcanto alla linea del governo, invadendo competenze altrui. Dai dazi alla politica estera, dall’Ucraina al riarmo dell’Unione Europea, e via di questo passo. Meloni è spazientita. L’azzurro Tajani pure. Senza fare nomi, ma si è capito a chi si riferiva, ha parlato di «partito quaquaraquà». Di sicuro, la maggioranza non può andare avanti così. Non ci sono alternative: o Salvini rientra nei ranghi, diversamente è meglio che la Lega lasci il governo. Succeda quel che succeda. Sia chiaro, la presenza di diverse sensibilità nella maggioranza è una ricchezza, non una negatività. Non è ammissibile, però, la continua e provocatoria dissociazione leghista dalla linea politica espressa dalla premier Giorgia Melone. La corda, alla fine, si spezzerà. Inevitabilmente.