Il no ad asterisco o schwa
E' quanto ha messo nero su bianco il Ministero dell’Istruzione e del Merito nel vietare di usare schwa o asterisco

«Nelle comunicazioni ufficiali è imprescindibile il rispetto delle regole della lingua italiana», e «l’uso di segni grafici non conformi, come l’asterisco (*) e lo schwa (ə), è in contrasto con le norme linguistiche e rischia di compromettere la chiarezza e l’uniformità della comunicazione istituzionale». E’ quanto ha messo nero su bianco il Ministero dell’Istruzione e del Merito nel vietare di usare schwa o asterisco. D’altra parte, l’Accademia della Crusca, compulsata dalla Cassazione, ha chiarito che bisogna evitare un suono che non esiste nel linguaggio parlato. Come appunto l’asterisco o lo schwa. L’auspicio è che su questa presa di posizione del ministro leghista Valditara non si inneschi un’altra polemica. Con l’accusa, sempre di moda in questa particolare stagione politica, di fascismo. In proposito, consigliamo di leggere il saggio Il follemente corretto (L’inclusione che esclude e l’ascesa della nuova élite) del sociologo Luca Ricolfi. Nel capitolo Bullismo etico, in particolare, viene citato lo scrittore Premio Strega Emanuele Trevi quando sostiene che il linguaggio politicamente corretto funziona come una forma di bullismo etico. Un modo, cioè, per segnalare la propria sensibilità morale. In pratica, la propria superiore virtù. In altre parole, un fascismo in giacca e cravatta.