scritto da Redazione Ulisseonline - 05 Ottobre 2018 19:39

Park Litter 2018, Legambiente presenta la prima indagine nazionale sui rifiuti nei parchi urbani italiani

Su 71 parchi pubblici monitorati, per un totale di 7.400 mq pari a quasi 6 piscine olimpioniche, trovati oltre 23mila rifiuti. In media tre ogni metro quadrato. A farla da padrone i rifiuti legati al fumo (40%) e prodotti usa getta (29%), soprattutto tappi e linguette di metallo, bicchieri di plastica, buste e sacchetti. La plastica (65,8%) si conferma il materiale più ritrovato come accade sulle spiagge. Ancora troppo pochi i cestini della differenziata presenti solo nel 13% delle aree verdi

 

Sono oltre 23mila – per la precisione 23.096 – i rifiuti raccolti e catalogati da Legambiente in 71 parchi pubblici italiani, per un totale di 7.400 mq pari a quasi 6 piscine olimpioniche. Una media nazionale di 3 rifiuti ogni metro quadrato monitorato.

Rifiuti di ogni tipo e forma gettati dalle persone maleducate o trasportati dal vento e che inquinano, ormai, anche le aree verdi delle grandi e piccoli città. A farla da padrone, nonostante dal 2016 vi sia una legge che vieti di gettarli per terra e che preveda sanzioni pecuniarie dai 30 ai 300 euro, ci sono i mozziconi di sigaretta che rappresentano il 37% dei rifiuti raccolti (8.741 su 23.096 totali), seguiti da frammenti di carta (1.980, il 9%), tappi di bottiglie/linguette di lattine in metallo (1.576, il 7%) e frammenti di plastica (1.490, il 6%). La plastica si conferma il materiale più trovato: dalla spiaggia agli spazi verdi in città la regina indiscussa è sempre lei. Se nei lidi monitorati dall’associazione arriva all’80%, nei parchi la percentuale tocca il 65,8% (15.207 rifiuti di materiale in plastica, per lo più usa e getta di plastica), a seguire per il 16,7% rifiuti di carta (3.861) e per il 10% di metallo (2.301).

È quanto emerge dalla prima indagine nazionale “Park Litter 2018” sui rifiuti nelle aree verdi urbane realizzata, nell’ambito della campagna Puliamo il Mondo, da Legambiente in ben 71 parchi pubblici, medio-piccoli, di 19 regioni italiane (manca all’appello solo la Liguria).

Negli spazi verdi presi in esame sono stati effettuati 74 transetti di monitoraggio di 100m2 ciascuno, per un totale di 7.400 mq, un’area pari a quasi 6 piscine olimpioniche. In azione, tra agosto e settembre, 320 volontari di 41 differenti circoli o regionali dell’associazione ambientalista. E il quadro che emerge è abbastanza critico: il 40% dei rifiuti raccolti sono legati al settore del “fumo” (come mozziconi, pacchetti di sigarette e tabacco, involucri di plastica dei pacchetti accendini) e il 29% a prodotti usa e getta, tra questi molti tappi di metallo e in plastica ma anche linguette di lattine (23%), bicchieri di plastica (13%), fazzoletti di carta (9%).

In particolare, il maggior numero di mozziconi di sigaretta è stato “contato” nei 100 metri quadri monitorati nel Parco di Monte Catalfano di Bagheria (oltre 1000 mozziconi), oltre 600 cicche anche per le aree di Parco di Viale Donatori del Sangue, Pescarenico (Lecco), San Rossore a Pisa, Parco di Via dell’Istria a Monfalcone (Go).

Il monitoraggio effettuato da Legambiente è stato svolto nei parchi urbani dove sono stati notati problemi di trascuratezza e presenza di rifiuti. Prima di effettuare il monitoraggio è stata compilata una scheda con le caratteristiche dell’area verde. Il monitoraggio è avvenuto su un’area standard di 100 metri quadrati e i rifiuti trovati, considerando solo quelli con dimensione maggiore di 2,5 centimetri, sono stati conteggiati e classificati secondo categorie specifiche che tengono in considerazione materiale e tipologia di oggetto. Contestualmente al monitoraggio l’area è stata ripulita dai volontari di Legambiente.

Tornando ai dati dell’indagine, i rifiuti sono stati trovati principalmente sotto le panchine (nel 60% dei casi in cui è stata annotata la presenza di una zona di accumulo). Altre zone con la maggiore concentrazione dei rifiuti sono i cestini, trovati spesso strabordanti, e tra i cespugli (molto probabilmente ad opera del vento che trasporta quelli più leggeri fino ad un ostacolo).

Proprio i cestini per la raccolta dei rifiuti sono presenti nel 90% dei parchi (64 su 71), ma solo nel 13% dei casi sono presenti secchi per la differenziazione dei rifiuti secondo materiali. In 7 parchi, invece, mancano completamente i cestini dell’indifferrenziato e della raccolta differenziata. Dal momento che una delle maggiori cause della dispersione dei rifiuti nell’ambiente è il vento, Legambiente durante il monitoraggio ha osservato anche la presenza o meno di chiusura o copertura dei cestini presenti: solo nel 27% dei parchi (19 su 71) è presente questa caratteristica utile a prevenire la dispersione di materiale.

Altro aspetto interessante riguarda la presenza di tombini e canali di scolo, rilevata nel 44% delle aree verdi (in 31 dei 71 parchi monitorati). Questo parametro è stato preso in considerazione in quanto studi condotti a livello mondiale hanno stabilito che uno dei principali vettori di rifiuti in ambiente marino sono proprio i canali e i corsi d’acqua spesso collegati con la rete fognaria urbana e la principale fonte dei rifiuti è la cattiva gestione di quelli di origine urbana.

Infine, l’associazione ambientalista ha analizzato anche la presenza nei parchi delle fontanelle, alleate nella prevenzione dei rifiuti plastici per la riduzione dell’uso delle bottiglie a favore dell’acqua del rubinetto. Nel 65% delle aree verdi monitorate sono presenti fontanelle, nella metà dei casi è presente solo una fontanella, e in tre casi ci sono ma non sono funzionanti. (fonte Legambiente)

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